Raffaele, l'Arcangelo dell'Equinozio di Primavera

La simbologia di Raffaele


Noi chiamiamo Raffaele l’Angelo del Sacro Graal.

Ciascuno dei quattro grandi Arcangeli che proteggono le Sacre Stagioni diventa, a turno, sotto il Cristo Planetario, guardiano dell’evoluzione spirituale della razza umana. Durante la vita e il ministero del Cristo Gesù, e anche durante la fondazione della prima chiesa Cristiana, Raffaele vegliava sopra la terra, e presiedeva sui nuovi Misteri Cristiani che stavano rapidamente soppiantando i Misteri della vecchia dispensazione.

Il Graal, o Coppa della Cena del Signore, era allora, e tuttora rimane, il simbolo più sacro dell’Iniziazione Cristiana, e le leggende poetiche del Medio Evo vennero scritte sotto l’ispirazione di Raffaele. L’Arcangelo Raffaele è, a tutti gli effetti, nessun altro che il “dio” Mercurio, o Hermes, del mondo pre-cristiano; essendo Raffaele il nome cristiano per Mercurio, e nella terminologia occulta moderna definito l’Ambasciatore sulla Terra di Mercurio. Hermes o Mercurio era il dio della guarigione greco-romano, e fu il simbolo di Mercurio, il Caduceo, che i sacerdoti di Esculapio scelsero come emblema del loro lavoro, un lavoro che era sia fisico che spirituale. Esculapio era figlio di Apollo, e uno dei miracoli a lui attribuiti fu la resurrezione dei morti.

Il Caduceo, o bastone di Mercurio, è un’asta su cui si intrecciano due serpenti, uno bianco e uno nero. Per gli antichi era il simbolo dell’Iniziazione, rappresentando, come fa, i due sentieri di involuzione e di evoluzione, con la stretta e ripida Via dell’Iniziazione che s’innalza fra loro. I serpenti nero e bianco rappresentano anche la coscienza durante le ore di sonno e di veglia rispettivamente. Come collegare le ore di sonno con la coscienza di veglia e quindi con la memoria era uno degli importanti insegnamenti degli antichi Misteri, e si trovano molti riferimenti a ciò nel Nuovo Testamento. È anche ben noto che i “Figli di Esculapio” andarono avanti e indietro per la terra “come stelle scendenti” nel loro ministero di guarigione, e molti dei loro pazienti guarirono nel sonno dei Templi.

Con l’avvento del Cristianesimo, Raffaele cambiò il Bastone di Mercurio con la Coppa del Graal, e i serpenti vennero sostituiti dalla colomba – un altro dei simboli più sacri dell’Iniziazione Cristiana. L’Ostia, o “manna” che il Libro di Esdra chiama “Pane degli Angeli” e che scese dal cielo, viene sempre associata alla Sacra Coppa.

Il lavoro di Raffaele nella leggenda ebraica si riferisce quasi invariabilmente alla guarigione: così, ad esempio, nel Libro di Tobia, dove l’Arcangelo istruisce Tobia su come guarire la cecità del padre, oltre le demoniache possessioni della ragazza che doveva essere sua sposa. Vi è un’amabile leggenda sul fatto che ogni sera Raffaele raccolga tutte le preghiere per la guarigione sorte dal genere umano nel corso della giornata e le porti su in cielo, ove al presentarle davanti al trono di Dio si trasformano in fiori fragranti, che poi vengo portati giù sulla terra dai suoi Angeli per portare sollievo e conforto ovunque vi sia pena e dolore.

 

In alcune immagini rappresentanti le schiere celesti, artisti ispirati hanno talvolta mostrato non solo le solite ali che sembrano spuntare dalla schiena, nella regione delle scapole, ma piccole ali che sembrano uscire dalla zona della gola. Ciò raffigura la coscienza angelica caratterizzata nell’Arcangelo Raffaele. Negli Iniziati umani che, sotto la sua cura, hanno trasmutato o innalzato la forza vitale alla Coppa del Graal di cuore e testa, la luce si irradia dalla gola dove viene pronunciata la PAROLA, e questa luce ha le sembianze di ali. Materializzato quasi oltre il riconoscimento da menti che hanno preso troppo letteralmente il linguaggio poetico, le ali alla gola suggeriscono ancora a chi viene istruito la vera natura dei poteri angelici.