Lettura domenicale nel Servizio del Tempio


 

Domenica 26 Maggio 2024

Lettera agli Studenti n.64

La Battaglia che Imperversa nell'Intimo

Di tanto in tanto abbiamo il dispiacere di ricevere, dai paesi in guerra, lettere di studenti che ci rimproverano di non prendere partito per la causa del loro paese e dei suoi alleati. Dall'inizio di questo triste conflitto non passa giorno che non si abbia deplorato quest'orrendo massacro, pur sapendo - cosa che ci conforta - sino a quale punto può contribuire, meglio di qualsiasi altro, a dissipare la barriera che separa i vivi dai morti. Questa guerra farà perciò molto per mettere fine alle sofferenze che provano oggi le persone separate da coloro che amano; d'altra parte la separazione attuale distoglie i popoli occidentali dai piaceri del mondo e li riconduce a Dio. Non è passata una sola notte che non si abbia lavorato diligentemente con i morti e i feriti per alleviare le loro angosce mentali e le loro sofferenze fisiche.

Un tempo il patriottismo era una cosa eccellente, ma il Cristo ha detto: “Prima che Abramo fosse, Io sono (Ego sum)”. Le razze e le nazioni, comprese nel termine “Abramo”, sono effimere, ma l’”Ego”, che esisteva prima di Abramo, il padre di tutte le razze, perdurerà anche quando delle nazioni non esisterà che un ricordo. Per questa ragione l’Associazione Rosacrociana non tiene in alcun conto le differenze nazionali o razziali e si sforza di unire tutti gli uomini con vincoli di reciproco amore, in una grande guerra, la sola a cui un vero cristiano deve partecipare, una lotta da combattere senza indugio e senza pietà: il combattimento contro la propria natura inferiore.  San Paolo diceva: “Ciò che è bene, lo so, non è in me, nella mia carne… poiché non faccio il bene che vorrei fare… Prendo piacere alla legge di Dio secondo l’uomo interiore, ma vedo nelle mie membra un’altra legge che lotta contro quella del mio spirito, rendendomi schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Miserabile che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”

San Paolo non descrive forse con ciò, esattamente lo stato d’animo di ogni aspirante? Non soffriamo noi tutti spiritualmente a causa di questo conflitto? Spero che la risposta sia unanime, cioè che questa lotta interiore sia condotta accanitamente e senza pietà da ciascuno dei nostri studenti. Dove non c’è lotta, è indice certo di coma spirituale, ed è il corpo del peccato che ha il sopravvento; ma più la lotta è inflessibile, più vi è speranza per la nostra crescita spirituale.

In America si parla molto di neutralità, di preparativi di difesa, ma è nel combattimento più nobile che siamo chiamati ad entrare; qui non potrebbe esservi neutralità. O c’è la pace, e allora è la carne che comanda e che ci tiene in schiavitù, oppure c’è la guerra condotta inesorabilmente tra la carne e lo spirito. Fino a quando continueremo a vivere in questo “corpo di morte” questa guerra continuerà, perché il Cristo stesso è stato tentato, e noi non speriamo una sorte migliore della Sua.

È bene essere preparati in questa guerra, e ciò diviene sempre più necessario. Infatti, come un nemico fisico cerca di tendere dei tranelli e attirare in un’imboscata un avversario ben armato, piuttosto che rischiare una battaglia in terreno scoperto, così le tentazioni che si presentano lungo il sentiero diventano sempre più sottili col passare degli anni. Autori come Tommaso da Kempis erano soliti parlare di se stessi come di “vermi della terra” o usare altri termini dispregiativi, perché conoscevano il grande e sottile pericolo dell’autoesaltazione, ma questo stesso stato di spirito può spingersi troppo oltre. Abbassandosi troppo si finisce per credersi più buono e santo degli altri, e si tende a parlare male di sé per il piacere di sentirsi contraddire. In verità i trabocchetti  della nostra natura emozionale sono ben difficili da identificare.

Vi è un mezzo sicuro per essere preparato, ed è quello di guardare al Cristo, avendo costantemente lo spirito occupato – durante le ore di veglia, nei momenti in cui dobbiamo accudire al nostro lavoro – tramite lo studio dei mezzi di cui disponiamo per servire meglio. Bisogna, in ogni modo possibile, cercare di realizzare nella pratica le idee così concepite.

Meglio imiteremo il Cristo più serviremo lealmente le istruzioni del nostro Io Superiore, e più potremo essere certi di vincere la nostra natura inferiore nella sola guerra che valga la pena di combattere.

(Max Heindel)