Scuola domenicale per bambini - III Grado

Lettura settimanale

 

 

Domenica 14 Luglio 2019

4.a domenica del Cancro


Lezione Biblica – Genesi 37

 

Giuseppe in Egitto

 

Testo d’oro: Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso.

Marco 10:15.

 

Che grande cambiamento avvenne nella vita di Giuseppe mentre viaggiava nella strana carovana, sempre più lontano dalla casa di coloro che amava!

Quando i mercanti raggiunsero l’Egitto, vendettero Giuseppe come schiavo a Potifar, uno dei ministri del re, che era chiamato Faraone in quei giorni. La vita da schiavo di Potifar era molto diversa da quella a casa, dove Giuseppe aveva dei servi che si prendevano cura dei suoi bisogni.

Inoltre, il popolo d’Egitto non credeva nel Dio che Giuseppe aveva imparato a conoscere da suo padre. Quante volte Giuseppe pregò Dio, chiedendogli di aiutarlo a fare le cose giuste nella sua nuova vita fra gli Egiziani.

Dopo qualche tempo, Potifar cominciò a notare che Giuseppe portava a termine i suoi ordini molto bene, e non creava mai problemi. Potifar era così soddisfatto, che mise Giuseppe come suo maggiordomo. Tutto andò bene finché un giorno la moglie di Potifar parlò male al marito di Giuseppe mentendo, dicendogli che aveva fatto qualcosa di brutto. Naturalmente Potifar credette alla moglie, e così Giuseppe fu messo ingiustamente in prigione.

Perfino lì, il buon comportamento di Giuseppe richiamò l’attenzione del guardiano, che gli affidò l’incarico di seguire tutti i prigionieri e le loro attività. Ancora Giuseppe dimostrò di saper fare quello che gli era richiesto; i prigionieri gli volevano bene e parlavano a lui dei loro problemi.

Un giorno Giuseppe vide che un prigioniero, il precedente maggiordomo del Faraone, sembrava sconvolto, e gli chiese che cosa lo turbava. L’uomo rispose che aveva fatto un sogno la notte prima, che non riusciva a comprendere. Giuseppe gli chiese come fosse, e gli diede la spiegazione. Spiegò poi il sogno di un altro prigioniero.

Più tardi, quando l’ex maggiordomo venne liberato di prigione, Giuseppe gli disse: “Pensa a me quando sarai sistemato, e parla bene di me, ti prego, al Faraone, per portarmi fuori da questo luogo. Perché io fui rapito nella terra degli Ebrei, e anche qui non ho fatto nulla per essere messo in prigione”.

Il maggiordomo, però, si dimenticò di Giuseppe fino a quando, un giorno, il Faraone chiese l’aiuto di uomini saggi ed astrologi perché gli spiegassero un sogno che aveva fatto. Nessuno riuscì a dargli una spiegazione. Allora il maggiordomo gli parlò, dicendo: “Riconosco oggi la mia colpa per non avervi parlato del giovane ebreo che mi spiegò i miei sogni mentre mi trovavo in prigione”.

Il Faraone mandò immediatamente a chiamare Giuseppe che, dopo essere stato reso presentabile, fu portato davanti a lui. Il Faraone disse: “Ho sentito dire che tu sai comprendere e spiegare i sogni”. Giuseppe rispose: “Non sono io, ma Dio darà una risposta per la salute del Faraone”.

Il Faraone allora raccontò a Giuseppe questo suo sogno: “Mi trovavo sulla banchina del fiume e vennero sette vacche grasse e ben nutrite, che mangiavano nel prato. Dopo di loro vennero sette vacche magre, così magre come non ne ho mai visto. Dopodiché mi sono svegliato. Nel secondo sogno, ho visto sette spighe belle e piene di grano che spuntavano da un solo stelo, con sette spighe vuote e secche che vennero dopo, e divorarono quelle piene”.

Giuseppe spiegò: “I sogni sono uno solo: Dio vuole mostrare al Faraone i Suoi piani. Le sette vacche grasse e le sette spighe piene sono sette anni di benessere, mentre le sette vacche magre e le sette spighe secche sono sette anni di carestia. Il sogno è duplice perché è stato stabilito da Dio e lo compirà presto. Il Faraone ponga un uomo saggio a capo delle sue terre, e istituisca dei funzionari per prelevare un quinto di tutto il grano negli anni di benessere, immagazzinandolo nelle città per i successivi anni di carestia”.

Dio usò Giuseppe per aiutare il Faraone d’Egitto; usò l’imprigionamento di Giuseppe per mettere alla prova la sua fedeltà verso di Lui. Vediamo che Giuseppe diede il meglio di sé sotto le circostanze più difficili: Dio lo stava preparando per un lavoro speciale.