Scuola domenicale per bambini - III Grado

Lettura settimanale

 

 

Domenica 17 Marzo 2019

4.a domenica dei Pesci


Ricapitolazione del mese dei Pesci

 

4.a settimana: lettura

 

Compassione

 

I ragazzi guardavano Burton seduto dall'altra parte della stanza, con lo sguardo perduto nel vuoto verso la finestra. "Dobbiamo proprio chiederglielo?", domandò Lance. "Mi spiace per lui e tutto il resto, ma non fa nulla tranne restarsene seduto lì. Rovinerà la festa".

"Credo che significherà molto per lui essere richiesto. È sempre stato lasciato in disparte", argomentò Frank. "D'altra parte, come potrebbe rovinare la festa restando seduto lì? Noi possiamo ancora passarcela bene. Che ne pensate ragazzi?".

Parecchie teste annuirono riluttanti, e Lance disse: "Ok, ma chiedeteglielo voi. Non voglio farlo io".

Burton, due anni più vecchio dei compagni, era mentalmente ritardato, ma in quella zona non c'erano scuole speciali dove i genitori potevano mandarlo. Lo avevano iscritto alla scuola superiore, dove seguiva corsi  quali laboratorio, arte ed educazione fisica, ma leggeva a malapena e non riusciva a seguire le materie d'insegnamento. Di solito era ritirato e non disturbava, e gli altri studenti, nonostante vagamente seccati della situazione, non cercavano di coinvolgerlo oltre un primo inutile tentativo.

Frank aveva pensato a lungo all'isolamento di Burton. Non era invero più ansioso di Lance o degli altri ragazzi di avere Burton "attaccato" nelle loro spedizioni, ma il ragazzo gli faceva pena e la sua coscienza lo costringeva ad ammettere che avrebbero dovuto sforzarsi ancora di essere gentili con lui.

Burton annuì vagamente quando Frank lo invitò, tanto che non era sicuro che avesse davvero capito. Quando chiamò sua madre quella sera, tuttavia, ella gli riferì che lui non le aveva parlato d'altro che dell'invito, e disse quanto gli era grata per quello che aveva fatto. Tutti dovevano portare qualcosa da mangiare per la festa, e la madre di Burton si mise d'accordo di cucinare una torta.

Quando la sera dopo Frank e Lance arrivarono, Burton uscì portando orgogliosamente la torta in una scatola. Fece qualche sforzo per parlare coi ragazzi, ma si poggiò accuratamente la scatola in grembo, sorridendo. Una volta giunto alla festa, si sedette tranquillamente osservando gli avvenimenti. Gli ospiti ogni tanto andavano a sedersi cercando di parlargli, e anche se lui restava in silenzio, il suo sguardo di solito vuoto brillava d'interesse, e ogni tanto sorrideva agli altri e muoveva il capo in segno di assenso. Seguiva con i piedi il tempo della musica a tutto volume, e appariva a tutti molto meno distaccato di quanto non lo avessero mai visto.

Quando venne steso il cibo su un lungo tavolo da buffet, Frank domandò se Burton voleva tagliare lui la sua torta. Dapprima riluttante, alla fine Burton rispose alla gentile sollecitazione di Frank, e cominciò attentamente a tagliare. Lavorava con una lentezza che sembrava impossibile, e il suo volto mostrava studio e concentrazione, ma le fette erano ancora in divenire. Dopo un po', Frank suggerì che Burton mangiasse il suo pasto, e lasciasse finire qualcun altro; Burton però sembrò così affranto che non insisté oltre. Finalmente, Burton trionfante terminò il suo compito, e quando molti si congratularono con lui del bel lavoro fatto, sorrise compiaciuto.

Il pomeriggio successivo, la madre di Burton apparve inaspettatamente a casa di Frank. "Volevo solo farti sapere quanto felice hai reso Burton", disse. "Sono sicura che non ha detto molto alla festa - lui non parla mai alle persone che non conosce bene e con le quali non si sente al sicuro - ma era così entusiasta una volta a casa. Una volta ha anche detto, 'penso di piacere loro'". La madre di Burton si asciugò gli occhi e Frank si contorse per il disagio.

"Domandargli di tagliare la torta è stato un colpo da maestro", proseguì la madre di Burton. "Come hai fatto a pensarci? Non è molto quello che può fare, ma non hai idea di quanto sia un'altra persona quando riesce a fare qualcosa bene e viene lodato per questo".

Da allora la vita di Burton a scuola cambiò. Conoscendo ora i motivi del suo silenzio, gli studenti continuavano a parlargli anche se lui non rispondeva. Gli chiedevano di fare qualcosa per loro, anche se si trattava solo di affilare le matite o andare a prendere dei libri in biblioteca. Stavano attenti che ci fosse sempre qualcuno seduto vicino a lui in mensa, e Frank e Lance andavano a prenderlo a casa tutte le mattine, in modo che sua madre non dovesse accompagnarlo sempre a scuola. Era invitato alle cerimonie e alle feste private; qualche volta se ne stava ancora seduto in un angolo, distante e ritirato, ma sempre più spesso rideva e parlava con gli altri ragazzi - conversazioni infantili, ma animate e ovviamente felici.

Un giorno l'insegnante mandò fuori Burton per una commissione, e sua madre entrò in aula. "Voi non potete sapere quanto la vostra compassione e comprensione hanno significato per mio figlio", disse alla classe. "Lui si sente parte del vostro gruppo - per la prima volta di "far parte" di qualcosa. So che è molto limitato, ma grazie al vostro aiuto sta lavorando sodo, dando un senso alla sua vita. Vi benedico tutti".