La Parabola del mese


 

 

Insegnamento biblico per il segno del Cancro

(dal 21 Giugno 2018)

di Corinne Heline

dal libro "I Misteri del Cristo"


Il Figlio Prodigo

Luca 15:11-32

 

Secondo l’astrologia esoterica, ogni anima che si incarna passa attraverso le porte del Cancro. Nelle acque del Cancro si formano i germi vitali animanti ogni unità dei regni minerale, vegetale, animale e umano. L’impulso vitale innalza progressivamente il minerale nel vegetale, il vegetale nell’animale, l’animale nell’umano, e l’umano nell’angelico, poiché tutta l’evoluzione è posta sotto la guida della Gerarchia.

La parabola del figlio prodigo è in relazione al Cancro. È una storia di evoluzione. Essa presenta due fratelli, il maggiore che non lascia mai la casa del padre e il più giovane che va in un paese lontano. Al primo il padre dice: “Tutto quello che ho è tuo”. Questo fratello caratterizza la natura superiore dell’uomo che è sempre in sintonia con tutto quanto è buono, nobile, bello, puro e vero. L’altro fratello lascia la casa del padre e sperpera le sue sostanze in una vita sediziosa, che lo spinge fino a contendere le scorze ai porci ai quali badava. Egli caratterizza la natura inferiore dell’uomo, che soccombe alle tentazioni sensuali e alle seduzioni mondane.

Grazie alla sua universale applicazione, questa parabola si ritroverà sotto qualche forma in ogni insegnamento spirituale dato nel mondo. Era un importante insegnamento dei Misteri dell’antico Egitto. Una versione leggermente diversa appare nel simbolismo della Loggia Massonica Blu. Come vi viene presentata, il candidato – povero, nudo e cieco per avere sprecato indegnamente le sue sostanze – torna ad alzare gli occhi verso la casa del Padre e inizia il viaggio del ritorno verso la luce dell’est. Ivi siede il Maestro di saggezza che, quando il candidato si sia dimostrato degno, gli darà le istruzioni per raggiungere anch’egli il grado di maestro.

L’umanità in generale rappresenta il ruolo del figlio prodigo, poiché da troppo tempo si è allontanata dalla vera luce e, essendo assorbita dalle ricerche mondane, vive letteralmente sulla scorza dell’esistenza. Ciò ha dato origine alla paura, al caos, all’insicurezza, ai conflitti e agli sconvolgimenti sociali che riempiono la terra d’oggi. E che cresceranno finché l’umanità non comincerà a rintracciare i passi verso la luce che brilla nell’est.

Quando il figlio prodigo tornò il padre gli andò incontro “a grande distanza”. Il figlio disse: “Ho peccato… e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; fa di me come uno dei tuoi servi”. Ma il padre lo accolse con un amorevole abbraccio, vestendolo delle vesti migliori, e mettendogli al dito un anello d’oro.

L’assicurazione più confortante per l’uomo in mezzo al caos del mondo è la presa di coscienza che egli non può mai realmente separarsi dalle cure amorevoli e dalla protezione del Padre. Con le parole del Salmista: “Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti” (Salmi 139:8). Nessuno può diventare così indurito nel crimine o così depravato da non potersi assicurare l’amorevole accoglienza del Padre quando innalzi al cielo gli occhi e cominci a viaggiare verso l’est. Il prodigo ritornato sarà vestito con l’abito della nuova vita e gli sarà dato l’anello d’oro dell’amore e della protezione.

La vicinanza del Padre è magnificamente espressa da Elizabeth Barrett Browning:

 

E io sorridevo nel pensare alla grandezza di Dio

che fluisce attorno alla nostra incompletezza –

Attorno alla nostra inquietudine, il Suo riposo.

 

Le due nature del figlio prodigo sono bene definite da Emerson: “È solo il finito che è abbattuto e sofferente; l’Infinito giace disteso in riposo sorridente”. E San Paolo così illustrava il sentiero che allontana dalla irrealtà con la frase: “Le cose che si vedono sono temporanee; ma le cose che non si vedono sono eterne”.