La Parabola del mese


 

 

Insegnamento biblico per il segno dei Gemelli

(dal 20 Maggio 2017)

di Corinne Heline

dal libro "I Misteri del Cristo"


L’uomo ricco e Lazzaro

(Luca 16: 19-31)

 

Si è detto che i Gemelli sono il segno degli opposti: positivo e negativo, alto e basso, nero e bianco. Sotto questa Gerarchia l’umanità viene a conoscenza del sentiero di luce e del sentiero dell’ombra, come anche fecero Lazzaro e l’uomo ricco nella parabola biblica.

L’uomo ricco possedeva vasti beni mondani, mentre Lazzaro era un mendicante che viveva in miseria. Essi rappresentano lo stato contrastante che esiste fra benessere e povertà, abbienti e nullatenenti, una scissione che è stata la causa di innumerevoli guerre nel corso della storia. L’uomo ricco della parabola era vestito di fine lino e porpora reale; ogni giorno egli dava feste e ricevimenti, mentre Lazzaro, nel suo disperato bisogno, veniva ogni giorno a mendicare le briciole della tavola dell’altro.

Analoghe condizioni esistono nel mondo d’oggi. Tali ingiustizie non possono esserci, perché noi viviamo in un mondo governato dalla legge morale. L’equilibrio dei conti, tuttavia, richiede più tempo del breve segmento di una singola incarnazione terrena. Questo fatto è evidenziato nella parabola, che rivela l’opera della legge spirituale sia nel mondo esteriore che in quello interiore.

Lazzaro e l’uomo ricco morirono. Il primo raggiunse il cielo, mentre il secondo si trovò in purgatorio, a soffrire per i suoi inutili anni spesi nell’ozio. Una tale retribuzione non è di natura vendicativa: l’uomo raccoglie quello che semina. Sebbene Lazzaro avesse vissuto in povertà, i semi da lui seminati diedero un ricco raccolto in confronto con quello dell’uomo che mancò nel retto uso dei suoi possedimenti, o nel prendere vantaggio di un’opportunità di rendere servizio ad uno meno fortunato di lui. L’opera della legge è esclusivamente correttiva. Raccogliendo i frutti della propria semina, l’uomo acquista comprensione e compassione, e si rende conto della sua unità con l’intera umanità.

La parabola insegna anche che la natura delle esperienze umane dopo la morte è determinata dalla sua vita sulla terra. Quando l’uomo ricco, soffrendo la sete, vide lo stato di felicità di Lazzaro in seno al padre Abramo, supplicò Abramo di consentire a Lazzaro di portargli dell’acqua da bere per calmare la sua brama terribile. A questa supplica Abramo rispose: “Fra noi e voi vi è un grande abisso”. Questa barriera è di natura vibratoria. Se una persona in purgatorio potesse innalzare la propria coscienza al regno celeste, non sarebbe più confinata al livello più basso del piano del desiderio.

La parabola ci indica una ulteriore verità. La gamma dell’esperienza umana è costituita principalmente dalle emozioni di gioia e dolore. Fiona McLeod, una squisita scrittrice inglese, afferma che mentre non ci sono lacrime in Paradiso, c’è in un certo giardino una grande piscina grigia, una piscina le cui acque sono costantemente riempite da lacrime di dolore e rimorso versate sulla terra. Basta che uno si inginocchi e si bagni gli occhi in quelle acque e sarà guarito. Dopodiché le sue canzoni saranno le più dolci che si siano mai sentite in Paradiso.

Se accettato correttamente, il dolore costruisce una radiosa salita lungo la scala del conseguimento. Esso approfondisce la compassione, allarga la simpatia, accresce l’umiltà e la bellezza del proprio carattere, tutte impronte dell’anima di colui che è sul Sentiero del Discepolato.