La Parabola del mese


 

 

Insegnamento biblico per il segno del Toro

(dal 20 Aprile 2017)

di Corinne Heline

dal libro "I Misteri del Cristo"


Matteo 25:14-30

 

I Talenti

 

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi  servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuto due, ne guadagnò altri due. Colui che invece aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sottoterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

Essenzialmente, il Toro è la Gerarchia del karma. È sotto questo segno, assistito dal suo opposto Scorpione, che negli ultimi giorni di questa Era sia gli individui che le nazioni stanno pulendo i loro fogli karmici in preparazione del prossimo Nuovo Giorno. La guerra è stata appropriatamente definita una operazione di cataratta spirituale. Pur essendo un terribile flagello, essa è anche una inesorabile purificatrice; così questi giorni sono pieni di guerra e rumori di guerra.

La parabola dei talenti è un insegnamento sulla reincarnazione e sul karma. Essa tratta del ciclo delle vite ricorrenti sulla Terra. Lo scopo di ciascun pellegrinaggio terrestre è che l’uomo guadagni sempre più potere animico, vita animica e luce animica.

Ciascun talento che egli porta con sé dalle incarnazioni precedenti deve essere incrementato, altrimenti il suo soggiorno è inutile. Il primo servo, a cui furono dati cinque talenti, rappresenta un’anima vecchia che attraverso molte rinascite ha radunato un ricco raccolto di poteri animici. In ogni nuova vita egli apprende nuove lezioni, in gran parte per mezzo di meditazione, contemplazione e lavoro avanzato sui piani sia esteriore che interiore. Il secondo servo, che riceve due talenti, rappresenta un’anima più giovane nella scuola evolutiva di Dio. Egli sta imparando le sue lezioni principalmente attraverso l’attività sul piano fisico. La sua vita è centrata principalmente nei cinque sensi fisici. Questo secondo servo caratterizza lo stato evolutivo della grande massa dell’umanità.

Il terzo servo, che per paura sotterrò il suo unico talento, rappresenta coloro che sono totalmente non risvegliati allo spirito, e sono così centrati sugli interessi dell’io mortale. Gettare tale persona nell’oscurità non è una maledizione, ma l’opera della legge divina, perché solo per mezzo di molta sofferenza e lavoro l’uomo risveglia la sua natura superiore. Come lo esprime Mabel Collins nella sua Luce sul Sentiero: “Prima che i piedi possano stare alla presenza del Maestro, devono essere lavati nel sangue del cuore”.